Scontro Italia-Francia: una nuova Europa all’orizzonte

La Francia ha richiamato il suo ambasciatore in Italia. Non succedeva dalla Seconda Guerra Mondiale. Gli “attacchi verbali” e la decisione del Ministro Di Maio di incontrare i Gilet Gialli hanno causato lo sdegno francese e hanno riempito le prime pagine dei giornali. Le previsioni politiche ed economiche sono state catastrofiche senza comprendere l’opportunità che un evento del genere possa rappresentare. Una corretta lettura dell’evento, potrebbe aprire uno scenario impensabile (e futuristico). Scegliendo, invece, di leggere lo scontro diplomatico con i transalpini come una tradizionale crisi tra Stati sbagliamo lettura. O meglio, diamo una lettura della vicenda come se si trattasse di uno scontro tra due potenze novecentesche. 

La politica, al contrario di quanto si pensi, non è degenerativa. La politica si evolve e si adatta al periodo storico e alle opportunità ivi presenti. La crisi con la Francia fa parte di un nuovo filone politico-storico dove tutti intervengono negli “affari degli altri”. Una vera e propria evoluzione della politica europea

Quali affari? La gestione dell’immigrazione, il clima e l’energia, che ha portato ai ferri corti lo stesso Macron con la cancelliera Angela Merkel sul gasdotto Nord Stream 2, politiche economiche e fiscali (come lo scandali dei paradisi fiscali europei), politiche industriali (come il caso Fincantieri). Questi sono tutti “affari degli altri”. O meglio, sono “affari europei”.

Agli affari europei si sommano la dialettica, il carisma e il carattere elettorale dato alle vicende. Ad esempio, c’è un forte carattere elettorale nello scontro diplomatico tra Italia e Francia. Il “provocatore”, Luigi Di Maio, è alla disperata ricerca di alleati europei per evitare di allinearsi a destra o a sinistra, inoltre deve anche fare i conti con l‘espansionismo salviniano, pericoloso ai fini elettorali. Emmanuel Macron, invece, ai ferri corti con i rivoltosi Gilet Gialli, vuole necessariamente evitare il dilagare del populismo sia in casa che in Europa in favore di un più “tranquillo” centrismo.

La dinamiche che va assumendo la politica europea continentale sembra sempre più avvicinarsi a quella del Regno Unito. Qui, è assolutamente normale che una qualunque questione diventi argomento di durissimo scontro tra un partito del Governo di Londra ed un altro facente capo al Governo di Edimburgo. Non si tratta di uno scontro tra Inghilterra e Scozia, ma di una normale lotta tra partiti politici all’interno di un unico spazio nazionale.

Proprio quello che sta accadendo ai nostri occhi. Lo scontro tra Roma e Parigi è il ritratto di un’integrazione politica, avanzata, all’interno di un comune spazio europeo. 

Ovviamente, come in tutte le cose, questa situazione rappresenta un’opportunità o un rischio. La prima fa riferimento all’avanzatissimo stadio evoluzionistico dell’integrazione europea e della necessità di istituzioni adeguate per la gestione istituzionale, economica e politica dell’intero complesso. Dei veri partiti, una burocrazia snella e meno asfissiante, dei sindacati europei e l’opportunità dei cittadini di poter partecipare attivamente alle attività comunitarie.

Il rischio è lo stallo istituzionale. Stando ai fatti, l’integrazione politica è in uno stadio avanzatissimo rispetto a quella istituzionale e formale. Lo scarto potrebbe porre fine al processo di integrazione perpetrato dalle stesse istituzioni europee, e acuire i conflitti, già in atto, portando alla disintegrazione della grande unità sovranazionale. D’altronde si sa, il conflitto se non democraticamente canalizzato diventa forza distruttiva. 

Lo scontro con Macron rappresenta una sorta di bivio all’interno della storia europea: portare a compimento il progetto d’integrazione europea dal punto di vista democratico e istituzionale oppure tornare ad un’Europa incattivita formata da inutili “Stati e staterelli” sempre in conflitto tra loro. 

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